Il grillo e la formica
Bella formica, ma che cosa fai?
Ogni giorno, il solito viavai
senza fermarti mai:
e dimmi, come stai?
Ci son forse dei guai?
Questo non sia giammai:
ma se ci fosse qualcosa, tu lo sai
al buon grillo confidare lo potrai".
"Oh grillo, io non mi devo confidare
e non mi trovo nei guai:
il mio dovere, certo, devo fare
ma il tuo, di sicuro non lo fai:
passi la notte sempre lì a cantare
e di giorno a dormire te ne stai".
"Non essere adirata negra mia
quel che senti è solo musica vera
se tu mi ascolti dopo l'Ave Maria
io canterò per una notte intera:
e tu, passa parola a chicchessia
così comincio presto questa sera".
"Non chiamarmi negra, petulante
e non disprezzare il mio colore
e cerca di non essere arrogante
perché mi daresti un gran dolore:
e vedi di cantare più distante
senza farmi venire il malumore".
"Ora formica, stai esagerando
lascia ch'io faccia un bel concerto
se stai attenta, mentre sto cantando
ti accorgerai che sono molto esperto:
di giorno gli accordi vò studiando
e diventar famoso è più che certo".
"Oh grillo, te lo chiedo seriamente
cos'è che ti passa per la mente?
non essere così tanto impertinente
quando favelli con la brava gente:
il tuo stridio, è sempre più invadente
e tanto sonno io perdo, veramente".
"Se mi concedi spazio bella mia
io ti farò sapere ciò che penso:
se canto con amore ed armonia
il pensiero resta molto denso
per la formica di periferia
e colmo di un affetto immenso".
"Ebbene, se così stanno le cose
continua pure i tuoi concerti
al chiar di luna nelle notti afose:
al custode dirò che lasci aperti
i passaggi che fino ad or nascose
e cibi buoni ti verranno offerti".
"Grazie", disse l'inerme insetto
"questo lo terrò come d'acconto:
prepara pure un buon manicaretto
e fammelo trovare bell'è pronto
così potrò fare un buon pranzetto:
dopo ti aiuterò a pagare il conto".
"Oh grillo, ora sembri commosso
ma non pensar che io ti creda:
quante volte mi sei saltato addosso
facendomi mollare la mia preda:
fidarmi di te proprio non posso
se prima più assennato non ti veda".
"Ma che bella armonia
che regna fra di noi
vivere spensierati è goduria:
solo al pensare degli affari tuoi
mi affaticherebbe, e tuttavia
riposar devo, specie se d'ora in poi
farò tanti concerti, nella periferia
così potrai sentirmi se tu vuoi".
"Ora sei tu che mi hai commosso
e m'hai fatto capire tante cose:
se tanti consensi avrai riscosso
delle tue romanze più famose
ascolterò di cuore quanto posso
dimenticando le notti più chiassose".
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L'autore
gabriele vacca
Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do
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