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Riflessioni 18 maggio 2017 · lettura 2 min · 904 letture

Nuove metodologie poetiche

e
ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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Anche la poesia segue le mode e quello stile nuovo che s'impone a tanti quale tarlo in mente rode e come una miniera si propone. Più non soddisfa la poesia nostrana che ha già fatto il suo corso e adesso annoia, occorre ricercare più lontana una forma ... più umana che dia gioia. (Dicendo “umana” intendo precisare che all'apparenza sia facile assai e che non faccia troppo faticare perché se troppo pensi sono guai!) Dante e Petrarca il loro tempo han fatto e vanno posti ormai nello scaffale, dove si troverà pure l'anfratto per ficcarci Quasimodo e Montale. All'oriente guardiamo, dove il sole c'illumina col nuovo che s'avanza ma da secoli ormai laggiù si suole poetare in quello stile con costanza. Ho proposto, notando questo andazzo a un giapponese scrivere quartine, questi mi guarda come fossi un pazzo poi mi risponde, ma con risatine: “Noi ci abbiamo uno stile personale che seguiamo da secoli trascorsi, lo scrivere sonetti non ci cale e non vogliamo perderci in discorsi. Sostituite pure i versi eletti dei poeti che son venuti prima, ma tu in confusione non mi metti ... neppur mi sogno scrivere con rima!”
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L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (2)

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Non c'è confronto, il verso vostro eccelle; io imparo, ivi, metro co' audizione; ripeto il carme vostro alle persone, plaude madonna a voi, prima fra 'elle.

A
Antonio Terracciano18 maggio 2017

Sono d'accordo sul contenuto della garbata ed elegante critica del Crocetti alla moda italiana (passeggera, suppongo) di fare haiku giapponesi. Però non sono certo di ciò che il poeta prefigura alla fine della poesia (cioè un Giapponese che si rifiuta di imparare a comporre un sonetto): i Nipponici amano molto la nostra cultura, percependo nella loro qualcosa di mancante; come vengono in Italia per imparare la nostra musica (lirica, soprattutto: una volta conobbi personalmente, a Pesaro, una giapponesina lì recatasi per studiare Rossini), restando talvolta delusi (a Napoli, negli anni Ottanta, non trovarono neppure un maestro di mandolino...) , forse ci verrebbero pure, con determinazione, per apprendere a scrivere i sonetti!