”addì tre novembre del sessantasei”
Viso allungato da soffio felice,
contorno, sicuro, di canto parente;
tre candeline di fiamma vibrante
nell’attimo prima di essere spente.
Sbiadita nel dorso, al par dell’ innanzi,
di chissà quale mano, di chissà quale inchiostro,
svetta, incurante dei nostalgici lai,
l’ ”addì tre novembre del sessantasei”.
Tra il bianco ed il nero, divenuti tutt’ uno,
nel subito dopo, spettatore m’insinuo;
e su sedia di vimini, comoda e dondolante,
mi siedo attratto, eccitato e sorridente.
Ed ecco i miei nonni, la loro cascina,
mia madre ventenne, le sorelle minori;
mio zio che mi prende, non ancora decenne,
e stringendomi in braccio mi porta in giardino.
Respiro pacato per non perdere nulla
degli odori e dei suoni così ancor familiari;
poi c’è Rudy che abbaia e qualcuno lo sgrida:
(avrà fiutato qualcuno sopra a quella poltrona).
Così nonno si avvicina col tabacco già in mano,
dall’astuccio argentato tira via una cartina;
gli cedo il suo posto carezzandogli il capo,
lui si volta di scatto con brontolìo siciliano.
Le donne son prese a sparecchiare e pulire,
un po’di torta è d’avanzo, andrà bene per cena;
ma il caffè che mi chiama col suo fischio di moka,
mi riporta, sfumando, al mio mondo attuale.
E sento il cuore cantare
”tanti auguri a Daniele”
e di quel soffio felice
ritrovo tutto l’amore.
©
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Commenti (1)
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Raffaella Picotti3 novembre 2007
una ballata di nostalgici ricordi in ritmi scanditi dal cuore sono versi spalancati al mondo nella semplicita' d'uno sguardo bambino.