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Riflessioni 14 giugno 2017 · lettura 1 min · 1018 letture

Ermetismo

e
ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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Un coacervo infinito di pensieri che la penna non può imprimere sul foglio intonso che attende. Il concetto rimane allo stato emotivo e il vocabolario della mente si sforza per la parola adatta. Poi a poco a poco c'è un termine, l'unico che pare avvicinarsi al dolore che in petto pulsa desideroso di sfogarsi appieno. La parola concessa è però insufficiente all'espressione della potenza del pensiero e allora la sofferenza non sfoga la sua forza continuando a pulsare nell'animo senza possibilità adeguatamente d'esprimersi poiché parole atte a tale catarsi non esistono.
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e
L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (2)

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A
Antonio Terracciano14 giugno 2017

Uno dei più rilevanti motivi dell'incomprensibilità di tante poesie ermetiche è connesso forse proprio con ciò che sostiene il Crocetti in questa sua bella poesia sull'ermetismo, ma non ermetica! Non esistono parole adatte a ciò che passa nella mente del poeta, soprattutto quando egli si cimenta con qualcosa di assoluto, di trascendentale, di sovrumano: le parole che, con molti sforzi, trova per esprimere tali concetti sono sovente inadeguate, imperfette, transitorie. (Come può il lettore gustare appieno queste poesie, se quelle parole - feci qualche esperienza giovanile in tal senso - diventano spesso, dopo un po' di tempo, quasi incomprensibili per l'autore stesso?)

alias Marina Pacifici14 giugno 2017

Un'ottima poesia sul dilemma esistenziale del poeta che si rende conto di quanto sia insufficiente, transitoria ed incompleta la parola ad esprimere il suo vissuto ed il suo sentire. Caducità verbale che spesso viene acclarata nel rileggere in altra stagione i propri scritti. In tal senso quest'appropriato scritto mi riporta alla mente un aforisma di Pessoa: "Il poeta è un simulatore. Finge a tal punto che diviene dolore. Il dolore che davvero sente".