Era un angelo
Franca Donà astrofelia
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La sveglia ha suonato alle 5, 40 anche stamani
avessi dormito sei ore, ma le ho contate
tra un pianto di Giulio e l’ultima poppata
l’odore già scontato del caffè nel caos della cucina
i ricci mai domati di Clarissa, il brontolio di Luca
nell’alibi del puzzo di petrolio e di noir fresche
sulla Stampa gettata dal ragazzo col suo urlo
fuori in strada nell’abitudine assordante dei rumori
tra i rifiuti stritolati e il grido disperato di sirene.
Forse oggi avrei bisogno di marinare questa vita
approdare all’isola deserta, almeno un giorno
dimenticare tutto, musica relax in riva al mare,
e invece schizzo via veloce nel solito giro di boa,
Clarissa a scuola, con le trecce tirate fino al pianto
e Giulio col suo Bobo addosso a dormire, proprio adesso
che per me non è più tempo, se non per la corsa
a quel tempo che si porta via tutti gli attimi più belli
solo casa, scuola, nido, ufficio, ufficio, nido e così via
e ora allo specchietto vedo Giulio riverso sul sedile
urlo, urlo e non mi rendo conto di come sia successo
in un giorno che sembrava come gli altri,
col sogno azzurro del mare e i semafori tutti rossi,
la fretta che divora la mente, come uno sparo muto
come una mano d’acciaio sulla coscienza di una madre
che ha dimenticato in auto il figlio ... dimenticato
-che brutta parola - non si dimentica un figlio
io l’ho trovato addormentato ... ed era un angelo.
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Franca Donà astrofelia
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