Non mi è dato amare
Giuseppina Di Noia
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Avevo un angolino,
una caverna fredda e buia
dove congelare cose sconosciute,
i mali della vita
le disumane indifferenze
le indolenze
quelle strane penitenze
e le assenze,
quelle si che son presenze.
Sicuramente sarà saturo e accaldato,
e non mi riesce di ficcarci dentro
labbra che fremono
richiamo della pelle,
desiderio d'immenso
letto e riletto nelle scosse che mi dai,
non mi riesce di ficcarci dentro
le illusioni
il tuo sorriso
le tue mani,
non mi riesce
o non sono pronta
non mi appartiene la fuga,
son figlia di me stessa partorita mille volte
dalla ricerca di chiarezza
per definizione,
il mio bisogno di equilibrio
contro la finzione.
Sei stato bravo sai?
A far credere possibile ogni cosa
a sfondare questo muro
a rinsaldare questa me diseredata,
nuda e donna ai tuoi occhi
e persa senza maschere di difesa,
per te che hai visto oltre ogni sforzo,
cosa custodivo.
Ti è servito?
Hai appagato un ego liso
agognando cose irraggiungibili a me preziose,
non si è mai paghi di se stessi
nelle umane conferme che cerchiamo.
Non mi è dato di capire
non mi è dato di parlare
non mi è dato amare,
cosa mi è dato allora?
Hai lasciato qui dentro
qualcosa che continua a sfondare,
non più stanze segrete dove celare,
manca ancora tanto così
che diventi crepa la bellissima fessura
che ha intravisto arrivare la tua luce,
e poi come sempre
non mi rimane che ricominciare,
dalle macerie il buono che resta
farne uso per rimediare.
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