"Un angelo morto di luce"
Stefano Drakul Canepa
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Non è il vento che volevo
questo fiato sporco
che porta da lontano
il rumore del mare
Il volo che desideravo
è già finito nel sonno
e le ali le ha rubate
un angelo morto di luce
Non è il giorno che rimane
a calpestare le rive
per consolarmi
ed attendere i tramonti
Quasi fossero spade rosse
usate per tagliare carne
già ferita dalle notti
senza una luna da adorare.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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L
Loreta Salvatore2 luglio 2017
Poesia stupenda dai toni ossianici e preromantici. Un angelo ferito come metafora d'abbandono e della caduta umana. Un lessico elegante e ricco di immagini rende il testo scenico ed emozionante fino alla chiusa che scivola in un incombere del senso di realtà.
Eolo2 luglio 2017
Testo intenso, introspettivo, nel cercare senza coglierle emozioni sopite e mai dimenticate. Il mio elogio

