Così il Ticino
Cantò le tue acque o Ticino
un dì lontano di Lodi la vergine
ribelle mio caro azzurro fiume
generoso nell’offrir tuo tanto
a quel degli avi miei nel tempo
e dei lor miseri parenti gramo
misero al viver sostentamento:
sulle rive giunchi e vimini poi
a formar ceste solide e cestini,
con vigor dalla liquida tua vena
tolti bianchi quarzosi sassi a vita
dar poi in lontan fornaci ardenti
a vetri cristalli e util vasellame,
nelle vicine lanche prati odorosi
del bianco mughetto e giacinti
dai colori intensi con altra flora
selvatica e dai botanici nomi
sconosciuti mentre s’apriva
con funghi porcini chiodini
prataioli il sottobosco tutto
a portar merce di scambio
di denaro nei festivi o domenical
mercati e a finir dai boscosi
verdi boschi a te figli fratelli legna
a subir dalla sega e dalla pialla
nobile offesa o il focolar
a tingersi di scoppiettante rosso,
un tempo lontano un nostalgico
passato ma ancor quella vita
della natura viva o morta ancor
vive brillan nell’acqua quei lucenti
al vento si piegano lenti i giunchi
a primavera son le lanche in fiore
ridono di vita i boschi i sottoboschi
e i versi dolci della lodole e ravarini
non più rendono meno dure
con le melodie loro le fatiche
di quelle antiche vite grame
ma solo oggi al ricordo donano
nostalgica ma dolce pace al cuore.
©
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
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