I tormenti dell’acqua
Saverio Chiti
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Discende ora il tempo
scende sino al pelo dell’acqua di questo lago
dove dalla superficie il passato affiora
con tutto se stesso...
la cima del campanile, il tetto di una casa qua e là
il crollo di un’epoca che ora scolora la vita.
Precipita il tempo dei ricordi
i miei ricordi di un bimbo dallo sguardo sperso
in un abbraccio che era calore...
di quei tristi giorni di novembre niente ora è rimasto
se non un buco nel mio cuore
che tutt’ora faccio fatica a riempire.
Cala il tempo in questa pozza di luna
dove la nostalgia della mia casa si fa pesante
guardando oltre il ritrovato campanile
là dopo due viuzze, girando a destra
la si poteva vedere nell’angolo della strada.
Chissà cosa ne sarà rimasto...
tanta è la voglia di sapere
nonostante nella mia anima
non ci sia più posto per il dolore.
Scende il tempo sulle sponde di questo falso lago
il lago del mio rimpianto dove tutto passa, anche il tempo...
Ora che sono vecchio, non ho più lacrime da donarti
le ho spese tutte quand’ero lontano da te
credendo di scordare i verdi prati
che con impudenza hai allagato
scandendo quel fioco tempo del mio passato.
Scema il tempo
e con esso arriva il buio
adesso posso infine chiudere gli occhi
sulla sagoma dell’affiorato campanile.
Io era là che vivevo
oltre le viuzze del mercato
all’angolo di un cuore
ora per sempre addormentato.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
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