Solo la mano del cielo

Quante lacrime nel calice pieno di assenze,
ma le mie onde- mai- cercarono ripiego
nel movimento estraneo.
Perché volli contaminarmi solo delle mie acque.
Lavai l’inferno solo con l'ombra di me stessa
e mi rigenerai- per lunghissimi anni- parlando
sul ventre delle mie rinascite.
Affidarsi alla figura terrena?
Nel sentiero immutabile del mio cammino,
l'uomo fu sempre così sleale così egoista
così legato alle viscere solo della sua totalità
dandomi la convinzione che non esiste
ciò che fu nella mia mente.
Giunsi con un fiume di pianto alle finestre.
E mi accarezzo’-solo- il viandante vestito di stelle grandi...
mi condusse fuori dalla porta
facendomi intravedere quante strade sgangherate
attendessero- ancora- il mio sorriso.
Vidi cadere stagioni senza nome sulla mia pelle.
Zingara divenni nell'oceano, senza più pensiero al tramonto.
Andai a spargere gocce d'amore nei deserti.
Sulle mie finestre solo la mano del cielo.
Nel petto solo il fondo delle mie preghiere.
Nell'alba il tepore del sorriso nuovo,
culla degli occhi segnati di pioggia.
“Vado lontano nel profumo del cielo,
vestita di bianco e di fiori.
Non vorrò più ascoltare
canzoni vuote senza note.”
©
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