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Fantasia 3 agosto 2017 · lettura 3 min · 697 letture

L'incubo

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gabriele vacca 162 poesie pubblicate
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Se c'è qualcosa che la mente assilla e non si può trovar la soluzione più frequente si accende la scintilla portando il sangue a forte ebollizione: si spera che la notte sia tranquilla e che il sollievo scacci la tensione ma pur prendendo una forte camomilla la mente resterà in agitazione: e l'angoscia che non dorme già sobilla lo scatenarsi del sogno già in azione. E non finiva mai quel sogno mio e soffrir mi faceva sempre più e inorridivo vedendo dal pendio l'asprezza della selva un po' più giù: e m'assillava la mente un tal ronzio che rapiva l'animo mio sempre più su. Fuggire ambivo, pieno di paura ma le gambe spostavo a malapena: mentre seguivo la mia disavventura mi sentivo come stretto da catena che rendeva la fuga ancor più dura e avevo di me stesso tanta pena. Intanto che il mio corpo trascinavo vidi la strana bestia che avanzava e pieno di terrore la guardavo ora che i denti aguzzi mi mostrava: bloccata era la lingua e non urlavo quando selvaggiamente mi attaccava perduto mi sentivo, e mi voltavo e vidi, che orrenda fine mi aspettava. Esse parean le bestie più affamate e mi venivano incontro minacciose: quelle sembianze di anime dannate mi respingevano là, tanto rabbiose sulla bestia con le fauci spalancate: e si palesan tanto più schifose quando mi sfioran con le zampe alzate e a fuggir provo, dalle bestie bramose. Son fameliche, e non mi danno scampo le immani fiere, orribili e voraci: un poco mi difendo e quasi inciampo e si fanno avanti ancor più audaci: è ormai gremito tutto il vasto campo e sopra, vedo gli artigli dei rapaci. Sento che il respiro già mi manca e non ho più la forza di lottare: l'abulia che mi avvolge e che mi stanca non mi consiglia certo cosa fare: il corpo si dimena e forte arranca e sento che non posso più gridare: ciò m'incute timore e forte abbranca gli arti, impotenti, inabili a scappare. Ringhiano da un lato, orribilmente e dall'altro mi ritrovo la bestiaccia che cerco di scacciare, inutilmente giacché si ribellano le braccia: calano, rapaci, quasi a volo radente gli avvoltoi, discesi per la caccia: ma qualcosa succede finalmente sto ruzzolando sulla fitta erbaccia. Nelle membra non sento più vigore e le fiere mi saranno presto addosso scivolo già veloce ed ho terrore perché sfioro un dirupo molto grosso: un altro tonfo sento forte al cuore quando vedo il baratro tutto rosso e delle fiamme sento già il bruciore: sto per cadere giù nel grande fosso quando mi sto sciogliendo dal torpore mentre che dell'abisso sto a ridosso: ma il sangue, che ribolle con furore mi sveglia di colpo, molto scosso.
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L'autore
gabriele vacca

Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do

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