Nel ponte
Un piccolo tratto di stradone
separava la casa cantoniera
insieme alla vastissima stazione
dal borgo, di villette a schiera:
d'estate o in qualchessia stagione
il tragitto, lo percorrevo ogni sera:
e andavo lieto, cantando una canzone
a trovare gli amici, o alla balera:
al ritorno, non vi eran più al balcone
fanciulle, adagiate alla ringhiera.
Quel percorso veniva attraversato
da un ruscello, che scorreva perenne:
il ponte, sulle sponde era strozzato
ma un carro vi passava indenne:
e passando nel transito obbligato
di notte, mi drizzavano le penne:
cercavo di fischiare, scoraggiato
con le orecchie allungate come antenne:
ma ormai, giungevo al silente caseggiato
e nulla, in ogni caso e tempo, avvenne.
Quando si faceva una grigliata
fra amici, fino a notte fonda
si beveva più vino che aranciata
e cominciava così la baraonda:
quando la fantasia s'era eccitata
confrontava Satana a una bionda
e aggiungevamo con voce concitata
che l'asino, fosse la migliore sonda
per insidiare la persona spaventata
e dopo ch'era passata già la ronda
lui appariva in ogni cantonata:
rabbrividir facea l'anima immonda
se la notte era dal buio dominata
e la tempesta iniziava furibonda:
la scena nella mente si è stampata
ed il coraggio negli abissi affonda:
a passo incerto inizia l'avanzata
per giungere illeso all'altra sponda.
Qualche sera dopo quel cenone
visto ch'era l'una già passata
saluto gli amici, un po' sornione
e lasciando l'antichissima borgata
mi avvio diritto allo stradone:
sono a distanza già ravvicinata
del ponte, dov'è fermo il bestione:
la voce mia di colpo s'è bloccata
perché la visione fa impressione
sento tutta la pelle accapponata
e nell'intimo è forte la tensione:
trovo una pietra ben acuminata
e lo prendo giusto nel groppone
ma non si sposta l'anima dannata:
prendo altri sassi in un cantone
e li lancio con forza disperata:
infine, sollevando un polverone
si incammina verso la vallata.
A casa svanisce l'emozione:
apro l'infisso un po' tarlato
e rivedo l'asinello dal balcone
quando il padrone suo l'ha ritrovato:
ora non sono più quel credulone
e nel ponte; fischio spensierato.
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L'autore
gabriele vacca
Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do
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