A Morte Dell'Avaro
Adele Vincenti
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Poveretto e disgraziato s’arigira attorno ar monno
con disdegno e granne affanno .
Quer pensiero che cià in testa je martella le cervella,
“c’ho da fa pè risparmià e nun famme mai frecà?”.
Accecato dar denaro va cercanno er tornaconto
pè quarcosa che je po’ calzà a pennello,
sé malato e tirchieria, deve risparmià pè fà er fido.
I parenti premurosi s’ apprestano ai si piè,
basta er fischio der merlotto e cè sempre er cascamorto.
So dinamici, prestanti, fino ar benedetto giorno
ch’er santissimo dall’alto lo porti all’altro monno
pe’ dividese er bottino de sto povero cretino.
Co’ risparmi che ha lassato je diremo quarche messa
e li fiori a camposanto li portamo artificiali pe’ nun falli secca’ mai.
Pover'uomo er destino l'ha fregato!
Ce ne dispiace amaramente pe’ la vita che ha fatto,
nun sé goduto niente a fatto antro che patì!
Poveraccio da morto se consola: è seporto vecino
a ‘n brav’omo che aveva i quattrì e
a vita se l'era saputa godè cò l'eredità lassata da zio,
mo lì fa compagnia raccontanno tutti si dì,
armeno se da vivo nun'mparò a campà
da morto quarcosa imparerà.
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L'autore
Adele Vincenti
Scrivo dall’età adolescenziale, realtà, fantasia, emozioni e voli pindarici, stati d’animo, sentimenti e fantasia, son la mia arte liberatoria. Scrivere non è selezionare parole, è dar voce all’anima e al cuore. Il poeta coglie l’invisibile. Capta, all’attimo fuggente, pennellate di colori, per riempir pagine
Commenti (1)
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Marinella Fois8 settembre 2017
versi ironici, mi hanno strappato un sorriso... ora i fiori in camposanto li portiamo artificiali per non farli seccare! Plauso poetessa!

