517 lettori online · 356.816 poesie · 7.573 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Fantasia
Fantasia 8 settembre 2017 · lettura 7 min · 532 letture

Parodiando secondo Gabriele

g
gabriele vacca 162 poesie pubblicate
+ Segui
Quel giorno il Padreterno si desta, con il sole già alto e col dente piuttosto avvelenato per via di come andavano le cose nel pianeta da secoli abitato e da tanto, terra denominato. Stiracchia un po' le membra e schizza via dal letto: poi stropiccia sugli occhi due nocche delle dita dopo averle bagnate nell'acqua del catino: mentre si specchia svogliato si dà una mossa alla chioma ma si ritrova invecchiato perché da un po' di tempo tiene la barba incolta: ma il tempo stringe e si prepara in fretta per una scappatella in massimo segreto: spicca veloce il volo come un giovane falco per le vie sconfinate dell'universo infinito prefissando la meta. Ma tutta la sua fretta è priva di uno spunto colpa del malumore, appunto: così, indugiando si ritrova davvero tanto svogliato: ma come spesso avviene rapido si riprende così dice a se stesso di darsi un po' una mossa: risponde alla domanda scuotendo un po' la testa dalla vistosa chioma. Dopo aver meditato ritorna il buonumore: riprende il volo e scende rapidamente in picchiata e rischia di rimanerci secco varcando il buco dell'ozono: arriccia forte il naso per l'aria tanto infetta: "solo colpa dell'uomo", pensa e dice: "l'esile scarafaggio è più posato e saggio pur se vive randagio". Ancor più sotto scende e tra le nuvole bianche ben celato, si adagia per fare un riposino nel silenzio assoluto: ma le guardie del corpo che occultate seguivan con un preciso scopo arrivan d'improvviso cogliendolo sul fatto. Lui, non si scompone affatto finge d'esser distratto ma dice un po' seccato a Gabriel capo squadriglia: "cerca di rispettare le distanze e non seguirmi troppo da vicino o ti revoco libretto e patente di protettore del Divino". Forse, dice il Signore godendosi la brezza "metti troppo vigore per la mia sicurezza: non starmi troppo appresso voglio sta solo un pochino così mi sento oppresso e goder vorrei questo mattino". Lesto esegue l'arcangelo la volontà del padrino e vanno a bere qualcosa al ristorante Gambrino: Lui, non li perde di vista ma segue un altro cammino sfruttando un'altra pista e in quell'istante avvista il colorato pallino segnato sulla lista. Mentre plana leggero sulla rotonda sfera accarezza la barba e la sua chioma nera: non sembra quasi vero Lui ha toccato terra senza quell'ombrellone fatto di pura seta: e come capita spesso quando arriva alla meta ammira quanto ha creato in tutto l'universo ed è quasi commosso ed il suo tono sommesso. Dopo ripreso fiato si leva a volo basso e scruta l'abitato da un gigantesco masso: ricorda che in passato quando l'avea creato era pulito il mondo e tutto piantumato: ma invece delle piante trova cemento armato. Ora si rende conto di ciò che avea sentito da Paolo e da Tommaso e da Giovanni battista il grande precursore: dal portinaio Pietro e Ciro il portaborse quando le notti scorse li sorprese al rientro mentre Lui aspettava: al buio, ben celato angosciato ascoltava tendendo un po' l'orecchio lo sgradevole fatto. Camminavano uniti verso il cupo cipresso: passando a Lui vicino parlottavano piano ma Lui sentì lo stesso: "che il popolo è represso e che gli scioperanti arrabbiati e scontenti non mangiavano spesso: e che la povera gente era ridotta all'osso..." bisbigliavan due santi canonizzati da poco sentendosi spiati. Deciso addrizza il volo là dov'è Roma ladrona e rintracciato il suolo plana su quella zona dove fan parlamento: da una finestra aperta entra, nella truce Babele dove una cosa è certa: sian quelli di sinistra o sian quelli di destra si scambian pugni e calci per la stessa minestra: ognuno vuol tutelare chi sta nell'indigenza. dicon che non è giusto tanta disuguaglianza e che si batteranno tutti quanti ad oltranza: non resta indifferente Dio, vista l'ipocrisia che regna nell'ambiente e dice a quella gente: " non siete bravi tutori ma bravissimi attori" e fugge bruscamente dai viscidi oppressori. Sempre a volo radente vede improvvisamente la dimora di Pietro dove detiene lo scettro un indulgente maestro che mentre sta a pregare gli occhi socchiude spesso perché non può sopportare le discordie e le guerre che causan sofferenze a tutto il genere umano: Dio si lascia implorare ma non sa cosa fare: son passati quei tempi quando si prese gioco del Faraone d'Egitto con zanzzare e mosconi ascessi purulenti cavallette e scorpioni e ranocchi e serpenti: ora, si deve moderare perché suo figlio non ama regnare con la forza e con rammarico dice: "giudicati verranno per ogni minimo danno". Vorrebbe investigare per vederci più chiaro: sta per recarsi altrove ma nello stesso momento giunge chissà da dove la squadra a volo lento e li preparan l'ascesa scuottendo forte le ali formando con il vento correnti ascensionali che lo risucchiano piano verso altri lidi astrali. "Non essere inquietto se ti si segue a vista per essere protetto dal solito estremista" dice il custode celeste reclinando la testa. "Se gli venisse detto a qualche giornalista che vai in giro indifeso saresti subito preso da qualche terrorista". " Seguiremmo una pista senza lasciare indizio usando tutto il giudizio così c'è meno rischio ch'io venga licenziato". "Non so chi mi trattiene di darti una medaglia" dice al capo squadriglia che spesso lo sorveglia: "vedi se puoi scovare dove si mangia bene già mi sento il languore che a quest'ora mi piglia". "Da Rinaldo! ti porto mio Signore al ristorante "La triglia". Lui è il miglior ristoratore nel raggio di sei miglia: cucina pasta e fagioli e pure il misto alla griglia fresco e squisito di sapore: Tu stesso dirai, che meraviglia! quando ti servirà i ravioli: vedo di reperirlo al cellulare perché bisogna prenotare per trovare pronto da mangiare". Divorano ogni cosa i celesti affamati la leccornia compresa dello sformato al pesto la costata alla griglia poi la frittura mista e le zucchine farcite: e Dio pensa e bisbiglia mentre lo sguardo sposta chissà quanto mi costa: traendo poi dalla tasca la banconota sgualcita e alle mani l'accosta della cassiera stupita. Ora gli torna in mente che dovrebbe svanire e troppo tempo assente dal Paradiso indulgente e pensa seriamente che l'acqua del catino si fredda veramente se non attizza un pochino il fuoco del camino: poi dice sorridendo ai bravi cherubini: "bevete un altro grappino mentre che faccio un riposino": entra in un piccolo stanzino ed esce dal propizio finestrino mentre si fanno il bicchierino. Ormai era da tempo senza recarsi in terra e torna tanto affranto per l'estrema indigenza che dianzi ha trovato nel suo capolavoro ormai tanto malato: torna a casa angosciato pensando se frattanto usare il braccio armato: ma ora è troppo turbato poi si vedrà col tempo: deciderà cosa fare quando sarà rilassato. Il fuoco non è spento ma bisogna attizzarlo: "la fiamma ha più vigore essa riscalda il cuore e rinnova l'amore..." dice ancora il Signore.
♥ 0 💬 0
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
g
L'autore
gabriele vacca

Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do

Tutte le opere →

Commenti (0)

Accedi per lasciare un commento.Accedi

Ancora nessun commento. Scrivi il primo!