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Dialettali 10 settembre 2017 · lettura 2 min · 1068 letture

L'è carò la neuc

Giovanni Ghione 496 poesie pubblicate
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Ans el bric ans el pian ans i tècc del casceine ant el stalle e canteine ant el bosc an tu rian u i è un voei ant l’ ëra u i è pi neun ant el cà l’ultim l’è andò dui an fà e la neuc a fa pianzi la tëra ma sta neuc ‘n’a gran steira l’a ciamò fort la lüina son turnò per poc temp dop la seira Gigetta e Cichin per ‘na neuc ed forteina i han fò el pan con la meria pusò ans la tora per la mateina. E’ scesa la notte Sul colle sul piano sui tetti delle cascine nelle stalle e cantine nel bosco nel ruscello c’è un vuoto nell’aia non c’è più nessuno nelle case l’ultimo le ha lasciate due anni fa e la notte fa piangere la terra ma questa notte una grande stella ha chiamato forte la luna sono tornati per poco tempo la sera dopo Gigia e Francesco per una notte di fortuna hanno fatto il pane con la farina gialla posato sulla tavola per la mattina.
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: il progressivo abbandono degli antichi borghi per motivi economici sociali e generazionali porta desolazione e sconforto a cui una nuova cultura del territorio deve farsi carico per la salvaguardia dell’ambiente e del futuro! Dialetto della Val Bormida al confine tra Liguria e Piemonte.

L'autore
Giovanni Ghione

Scrivere Poesia è aggiungere realtà alla fantasia, è un rifugio di parole che escono dalla mente, dal cuore, è un donar pensieri dall'oggi, al domani, a ieri. Per me dall'adolescenza apprendista artigiano della parola è come ritornare a scuola per acquisire nuova conoscenza libera da ogni interferenza. L'importanza d

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Commenti (6)

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carla composto10 settembre 2017

bello questo vernacolo un modo di riportare in auge vecchi borghi ...apprezzata ed elogio

Anna Di Principe10 settembre 2017

Il vedere molti borghi italiani svuotarsi di abitanti arreca amarezza e tristezza nel cuore. I borghi sono delle vere perle italiane e visitarli fa capire come si svolgeva la vita in queste piccole comunità, che oggigiorno, come scrive Il Poeta nell'esaustiva nota, diventerebbe difficile... Ho letto i significativi versi in italiano, ma di sicuro in dialetto la resa poetica sarà maggiormente di spessore. Il mio elogio al bravo Autore!

A
Antonio Terracciano10 settembre 2017

Ogni dialetto (come del resto ogni lingua) è bello, a condizione che sia scritto con la massima cura. Non conosco (come credo anche la stragrande maggioranza dei lettori) il dialetto della Val Bormida, ma basta un occhio (e un orecchio) minimamente esercitato per rendersi conto dell'estrema attenzione dedicatagli dal Ghione (cosa che d'altronde si riscontra in tutte le sue produzioni, non solo dialettali) . I dialetti (soprattutto quelli più rari, patrimonio ormai di poche persone) vanno salvaguardati e rispettati il più possibile, come, nel campo etologico ad esempio, quei famosi panda, affinché non si estinguano.

Sara Acireale10 settembre 2017

Si, sono d'accordo per una nuova cultura del territorio... Una bella poesia in vernacolo che fa riflettere sulla vita del borgo, sul fascino di qualcosa che sta scomparendo. I borghi vengono abbandonati per mancanza di prospettive ma se si attua una rivalutazione del territorio, può essere che non ci sia lo spopolamento.

Giacomo Scimonelli10 settembre 2017

Una sacrosanta verità quella verseggiata dal bravo Poeta... condivido la nota ed apprezzo la Poesia... melodiosa sia in dialetto che in italiano... complimenti

Pagu12 settembre 2017

Una tematica importante quella che affronta il poeta in una prova ispirata ed esaltata dall'utilizzo del dialetto. Mi ha colpito l'immagine descritta nella spledida chiusa. Il mio elogio.