Undici settembre
Pierfrancesco Roberti
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la poesia dell'uomo scivolò in un sudario nero come la pece
vivido incendio che spazzasti via il cielo che applaudiva bellezza
oh immense torri che vi sbriciolaste come foglie nelle strade che odoravano vita
fiamme di cadaveri stretti in una storia d'uomini normali
poesia di padri di figli di madri sciolta nel buio di un giorno senza notte
dipinto di sorrisi perduti scolpiti nei fogli d'assenze senza ritorno
oh cielo livido di amore stuprato di un versetto di assassini senza nome
tu che piangesti lo stuolo immenso di candele vestite di preghiere
migliaia e migliaia di anime confuse nel silenzio di un raccoglimento perenne
restarono quei nomi duemilanovecentosettantaquattro
e il vento che respirava
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Pierfrancesco Roberti
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