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Poesia 25 settembre 2017 · lettura 2 min · 541 letture

Autunno interiore

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Le foglie cadono, precìpitano e pàlpitano, a terra muioiono sotto i miei ócchi, secche s’invecchiano, al suol si confonodono, e poi svaniscono, come spariscono i miei Sogni tremuli negli attimi cèruli dove risplendono della Luna gli aliti, tranne che gli incubi. Vien la vendemmia! Guardo lontano; e son immagini di mente instabile, d’ëoni impavidi: volàn le rondini, fan rotta per l’Africa, cercano gli eremi, l’oäsi selvatiche, le tende dei Berberi, gli egizi incensi. Sotto i miei sguardi esse trascinano gli implumi piccoli, i loro cuccioli, la Dea Proserpina di Primavera, l’Estate tiepida, e il serico Sòl. Sento: trascinano i miei ricordi, le mie membranze, i queti valichi, le vette immani... ora me le strappano furiose, ruvide dai più reconditi atri del cuore. Forse cinguettano, cantano libere, per questo esultano, tosto festeggiano. M’hanno invecchiato! I corvi scendono sui campi. Mangiano cercano, rovistano tra paglie pallide i semi. Lasciano le piume in tenebre dove sorgevano i campi biondi. Beccano i miei attimi antichi, ivi mi scrutano, mi càvan gli occhi, impallidiscono all’alba morbida ma nella Notte tornano neri, mi guàrdan, sclamano "Memento mori". Sento una noia, noia fatale, le nebbie sorgono, vengono, danzano, un sonno in cuore mai soddisfatto. Le mie labbra sbadigliano. Sento una noia, sonni feroci, malati, irosi, sento i miei loculi, i miei sepolcri, vòglion mie óssa, sputo la tosse, quasi qual d’etico morbo colpita, tubercolotici Sogni che scorrono. Muoio d’inedia, ombre del Fato. I campi m’ispirano soltanto cantici, le brume un incubo ignoto e orribile, le luci del mattino l’arpe mi suonano, forse mi trillano canzoni nuove. Le foglie scendono, così le seguono i miei capelli, canto di saffiche strofe elegìäche, idillio eròïco saffici versi, ma Saffo non c’è. C’è sol Proserpina che Ade desidera, Achille lagrima a Odisseo co’ palpiti, Eracle soccombe, si lamenta Élena, Ermione sibila. È l’Autunno di Ilio, ma Ilio non c’è. Specchi mi mostrano le nebbie a’ tempia, i tempi fuggono, attimi incogniti, Ebe mi brinda la vigna úmida. Vita non c’è. Ed io vi dico: "Ho päura della Notte".
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Rossi Alessio25 settembre 2017

Qui c’è tanto, ma veramente tanto... Un’opera bellissima. E’ potente, aulica, gronda tristezza. Metricamente parlando estremamente accurata, dentro me sarei curioso di capire la scelta di dare come un suono, un’impronta diversa al ritmo in alcuni versi (anche a livello metrico), ma la bellezza di una poesia è anche questo, capire e non capire... Ottima