Mi lascio inseguire dall’acqua

Un tonfo violento
sul ventre dei desideri.
Radici umiliate e calpestate
dalla ripetizione di nidi assenti.
Il ricordo di una specifica canzone d’amore:
macerie di note, aghi dentro le illusioni.
Sterminate le case di lunghi echi primaverili,
l’aria canta solo rassegnazione.
Le onde si rigenerano nella solitudine
di un’ombra di luce.
Non me ne sto seduta con l’acqua sulle finestre.
Mi faccio un giro negli angoli bui,
poi abbatto le porte e do’ da bere alle rughe del tempo.
Tutta l’aria della notte mi entra in gola,
respiri accoltellati.
Non me ne sto seduta, mi lascio inseguire dall’acqua.
Mi disfo della mia vita e la regalo
alle coste frastagliate del mondo.
Dinnanzi ai miei occhi, sogni annegati.
Mi entra nel petto il sorriso di un bambino;
lo prendo per mano, il mio raggio di luce nei suoi occhi.
©
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