Ponti
Se dobbiamo vivere, che sia per gioco
e se dobbiamo correre, che sia per poco
e se dobbiamo dormire, che sia un fuoco
che tutto disinfetta
le larve secche dello svegliarsi
e l’amo triste dello svogliarsi, dello spogliarsi per malaffare.
Vivo ancora. E mentre disimparo il vecchio respirare
pesce sul bagnasciuga
e imparo i nomi dei tuoi quattro gatti, dei tuoi quattro figli
tu mi stuzzichi con i piedi ad uscire dal mare.
Il tuo cantare è il canto di un esiliato
il tuo umidore è come la rugiada sui tetti di lamiera o sui ponti di barche a vela
salmastra tana di primavera, lana di alcova, pagnotta di fianchi, tazza di caffè al mattino
mi porti come il sole sulle braccia un muratore
verso terra.
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Commenti (2)
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Patrizia Muttoni9 ottobre 2017
La terra che tutto accoglie e tutto dona incarna la vita vera di chi sa nuotare ma preferisce respirare anche se a malapena.
Hariseldom10 ottobre 2017
almeno leggo qualcosa di originale ogni tanto. Ben costruita

