Satira alla sigaretta
Se ci ripenso bene
la sigaretta, l’avevo appena spenta:
"ma via! che cosa ti trattiene
"dice la tentazione, molto attenta
"fumane pure un’altra, ti conviene:
il cane più lo scacci e più si avventa.
Frugo in tasca, cercando l’accendino
perché la bionda la tengo tra le dita:
accendo e aspiro il fumo, che cretino!
così mi accorcio gli anni della vita.
Ormai, tanto vale che la fumo
aspiro, e vedo la carta che si brucia
non sarà certo panacea, presumo
ma vari frutti si gustan con la buccia.
La bionda mentre inspiro
dà un senso di magico calore:
nelle dita la giro e la rigiro
e bruciando, emana fetido odore.
Vedo che l’ho quasi terminata
e ne prendo ancora una boccata
sono sicuro che bionda amata
ancor non ha la brama soddisfatta.
L’ultima sigaretta al condannato
lo tiene in vita due minuti ancora:
pensando al suo spiacevole passato
non pretende niente e non implora
ma gode la bionda che gli han dato
come fosse una splendida signora.
Se un affare fosse andato storto
fuma una sigaretta che ti passa
ma se una volta sei rimasto a corto
non c’è nessuna festa che ti spassa.
E finché comprerai l’altro pacchetto
non v’è null’altro al mondo
che possa soddisfare il tuo vizietto:
non farti trascinare fino in fondo
dal puzzolente vizio maledetto:
pondera, se inspiri il fumo immondo.
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L'autore
gabriele vacca
Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do
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