Marosi
Daniela Dessì
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Rumoreggia lungo il dorso affilato,
scosceso inonda il vasto del blu,
nell’attrito di una voragine
che risucchia,
incanalando energia.
Si ritorce sullo schienale della parete rocciosa,
scontrandosi contro la durezza di erosa pietra
che resiste al tempo.
In dilatarsi di marosi che avanzano
come squadriglie di eserciti,
alta barriera si frappone allo sguardo.
Gorgheggia il mare in ondate di silenzio
che il vento riporta sulla terra ferma
in eco di risuono.
Chi ascolterà il solitario grido
del dio Nettuno,
increspato di rancore,
infiocina per mano
chi nell’ira s’imbatte suo malgrado,
trando in solco d’abisso
l’urlo disumano.
Invalicabile passaggio
nel tratto infinito
del non ritorno.
©
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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