Gli sguardi tuoi
massimo turbi
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l’ira degli inferi giacciono, fra gli sguardi tuoi
-ammantata femmina di seduzioni procaci -
dai seni tuoi prosperosi, berrei linfe
stillanti d’immensi piaceri
soggiacendo, con grida vogliose
all’orgasmo simile a quello
dell’universo femminile
-terremoti adrenalinici mai assaporati-
sarai lucifera, fra le gambe mie frementi
rapita dal turbinio, di eccelse rivalità
nello spronarti a divampare
come un fuoco, nelle notti invernali
urlando a squarciagola, le fantasie perverse
nel sentirti posseduta dalla verve
di maschia intimità, morendo noi
precipitando in vortici ellittici apici di brama
trasgredir sarà la religione dell’essenza
viaggiando con la mente onnivera
cavalcando il vento della perdizione
nel voler vivere come se fosse l’ultimo giorno
non curando beni materiali
ma solo la fame dello spirito
che divorerà la bramosa voglia di essere
discepoli dell’amor assoluto
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