Mi osservo da vicino
massimo turbi
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mi osservo da vicino
rapito da un velo di tristezza
come fossi una conchiglia spiaggiata
sulle rive umide dipinte di silenzi
lo sguardo spento stropiccia il viso stanco
avvolto fra le bianche lenzuola
e il seno prosperoso gonfio di piaceri
odorose nudità di sesso al capolinea
smarriti presagi incombono
sulla storia d ‘amor di vita insieme
le svanite voglie di un tempo
sono solo fantasmi che galleggiano
nella suite presidenziale adornata a modo
mentre fuori piovono amare lacrime
sillabo parole vestite di pallidi sorrisi
cercando di capire da dove venga
l’auster velo che racchiude il cuor mio
ed il mio sesso spento fra le mani tue
la tensione prende il posto della follia amorosa
abbozzo speranze cercando il coraggio
degli impavidi guerrieri
ho vomitato fra le tue braccia parole rabbiose
tinte di sopprusi infantili e di paure ancestrali
librando la coscienza a germinar nuove linfe vitali
mi sorridi con la gentilezza di un angelo
le angosce volarono anch’esse
finalmente il peso della coscienza voltò pagina
facendo l’amore che accese i fuochi
dell’incandescente passione
come pria mai sia accaduto
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