Uomo
Nel sottobosco dei miei rimpianti muore sempre la ragione.
Ciò che induce il dolore ama la sua accondiscendenza.
Il frutto di libagioni mature riempie la gioia.
Fulcro meditabondo il mio discettare.
Noia e indolenza scivolano nel silenzio.
Avrò più cura di me nelle serate d’estate. Quando
la brezza mi accarezzerà il volto e le sane speranze.
Io discepolo delle strane idee mi convertirò alla pace.
Dentro un limpido ruscello canterò la mia prece.
Il dialogo delle mie smodate passioni,
mi cucirà addosso un vestito stretto.
Mille pericoli guadagneranno l’uscita.
La notte morbida e scura traccerà una ferita.
Allora alzerò il capo verso un cielo stellato.
Colmo di gloria mai adirato.
Sullo sfondo di un vulcano ho saggiato la libertà
quando non troppi rancori sfioravano la felicità.
Un sospetto aleggiava nell’aere che la morte sarebbe la riconoscenza peri tuoi peccati.
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