Noie
Giovanni Perri
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devo aver preso male questo gioco di rompere e sanare,
mettere aceto sulla pantomima degli specchi girevoli, annusare soffitte:
sono stanco
di pieghe parolaie visioni del bello del brutto, questioni di lunghezze.
Uno mi dice che gli sta bene quella faccia e se la guarda
ed io gli penso gli occhi ammalati, la sagoma felice, la parola
che si tiene scolpita nella bocca.
Dev’esserci una luce al neon da qualche parte
ché tutta si trema in un pallore la statua,
oppure un’altra sonnolenza un’altra lontananza
fatta di nascondigli, crepe, solitudini.
©
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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