Prigione
Qui
dalla sponda di un fiume che non conosco
spingo lontano lo sguardo
un arso terreno si estende ai miei piedi
inutilmente il rivo porta il suo umido carico di vita
un sole spento rischiara la via verso un buio domani
viottolo conduce a fredda città turrita
i mie piedi scalzi calcano la polvere delle desolate strade
pallidi volti covano mutile pazzie negli angoli scuri di scialbe esistenze
freddi sussurri di protesta mi assillano
tetre diffidenze mi tolgono il respiro
affannato cerco una fonte di luce a rischiarare il cupo grigiore
lente le mie membra annaspano in cerca di sostegno
le mie mani, ormai diafane, raspano porta di antico legno
gelido ingresso del mio eterno riposo
fuggita ogni gioia
involato ogni sentimento
persa ogni volontà
ormai languisco nella prigione che mi sono creato
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Commenti (1)
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Angela1 marzo 2008
dopo pochi orribili giorni in cui languivi in prigione ti è bastato un sorriso come racconti nell'altra tua bella poesia
