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Poesia 12 dicembre 2017 · lettura 1 min · 926 letture

L’infinito ai giorni nostri

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Simone32 18 poesie pubblicate
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Inseguo sogni traslucidi d’alabastro, dentro umide notti avvelenate di alcolici, in cui l’alba non è altro che il boia in arrivo. Mi diletto ad allungare orizzonti e a piegare sbarre di dorate gabbie, combattendo il pressappochismo, e schivando bisunti abiti gessati. Mi perdo dentro la frivola e infame progettualità, parassita della mia gioventù. Inganni, miraggi, fatalità, quanti binari, fanno deragliare il treno della mia mente. Insomma, nel pensier mi fingo, ma il cuore mio, non resta impavido, quello si spaura, eccome! E allora in questo nient’affatto lieto peregrinare di corpi ed anime, nello smarrimento tecnologico e nella sconfitta dell’umanità, poeta mi identifico, e, come tale mi atteggio. “Ahimè, se la natura fu malvagia, allora la robotica?”, vado dicendo con superbia, elevandomi, dinnanzi a cotanta povertà intellettuale. E giunto fiero e impettito, al termine della mia personale identificazione di poeta del ventunesimo secolo, una domanda mi sorge spontanea: Me li presti venti euro?
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