Quella notte che si bloccarono i server
Poco prima di Natale,
a Chicago (forse Denver),
venne un forte temporale
che guastò diversi server.
Ne parlavan sul giornale,
alla radio i presidenti,
i pazienti in ospedale,
nelle scuole gli studenti...
Eran tutti scollegati
nello spazio e sulla terra,
senza rete e senza dati
si fermò qualsiasi guerra...
come pure gli scrittori,
gli impiegati, gli ingegneri,
le stampanti dei dottori,
i computer dei banchieri.
In un punto del pianeta,
con lo schermo lì davanti,
era immobile un poeta,
preoccupato come tanti...
ogni rima ed ogni verso,
ogni sillaba perfetta...
era andato tutto perso
per un tuono e una saetta!
Mai usato una matita,
niente fogli e niente blocchi,
solo il mouse e le sue dita,
la tastiera ed i suoi occhi.
Quella notte maledetta,
con il vento spazzò via,
senza neanche averla letta
la sua ultima poesia.
Era quasi rassegnato,
poi s’accorse con stupore...
ch’era tutto lì salvato,
custodito... nel suo cuore.
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Commenti (1)
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carla vercelli25 dicembre 2017
Bellissima fiaba, molto ben scritta in versi ottonari e doppie quartine collegate in un’unica strofa con rime alternate. Abilità del poeta anche nel trasmettere un significato, un insegnamento alle nuove generazioni (nella tradizione, per esempio, delle meravigliose filastrocche di Gianni Rodari): la tecnologia dei nuovi mezzi di comunicazione è costituita di strumenti e dispositivi, che vanno usati con moderazione e discernimento, soprattutto per esprimere vere emozioni, che partono dal cuore, e pensieri interessanti e costruttivi. Molto piaciuta ed apprezzata!
