Scie di comete
Giorgia Spurio
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Come una luce sul fondo di uno specchio
nero su cui i passi e i cammini
scivolano, un cielo di terra
da cui non c’è fiore che germoglia.
Come una stella che ha del suo stesso nascere
il timore, l’insicurezza di un pianeta
che respira e stenta, come una donna
che vede le mani piccole del proprio bimbo
per la prima volta e stenta a credere
al miracolo che racchiudono le foglie
ogni volta che il vetro del mondo
è rigato dalla pioggia.
Camminano ancora i Magi, così racconta una storia,
non di re ma di tre bambini,
non di soli o di universi,
ma del viaggio che portò ad esser uomini,
ma di vestiti non avevano nessun oro, ma il respiro
pacato e caldo dell’acqua mista al sogno,
del polline alle scie che lasciano i branchi di comete,
sui loro passi dune e ghiacciai, deserti e foreste,
savane e punte di lancia,
in dono per quel bimbo che tutto racconta
nel nero della sua pupilla,
il silenzio dell’umanità.
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Giorgia Spurio
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