Vergogna

Guardavo dalla porta di una vittima
e vedevo le spalle di una situazione critica...
Risate come pugni di carne ... prosciugavano il terreno.
I soldati uscivano le armi per uccidere la fame verbale...
Colpivano di morte la sorte fatale e
l’anarchia regnava sulla loro gravità mentale.
Non respira la cenere putrefatta quella madre svergognata
ma lascia il suo bipolare destino al figlio meno vicino.
Vergogna osserva sazia d’oscurità ... sazia di riflettersi sulle guance altrui.
Ti si precipita come alcool ... ti afferra l’anima
ti uccide lentamente ogni sorriso d’innocente bambina.
Un angelo deluso e ingiustamente maltrattato...
ai piedi del tunnel gridava per far luce
affinché la Vergogna vincesse la schiavitù...
affinché donasse a quella madre la perduta virtù.
Caduta tra le mani di una bestia fatale
ridotta in frantumi dalla bocca vitale.
La Vergogna si schiantava come acqua Santa immersa nel male.
Ho smesso di guardare...
Indietro ho lasciato l’ombra di quella porta
e la vittima con gli occhi mi voleva incoronare
per non ammettere di avere una mente contorta.
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