Vacanza ad Aritzo
Francesco Cau
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Aritzo
e furono le tue
castagne e funghi e ricci.
Foglie bagnate.
Scivolate di bimbi
entusiasti di canti antichi.
E risate di gola, di petto, di cuore
con gran rispetto e furore.
Una radice scoperta.
La scivolata più forte
la mia risata più argentina.
Fra castani e attoniti,
biancospini il tuo sorriso di labbra carnose
per il calore di spose .
E furono ancora, nel muschio,
risate incoscienti
ed il fascino degli armenti .
Cadde la prima nebbia
e fu subito Autunno
Aritzo oramai era il suo turno.
Un trancio di castagnaccio al volo
profumo di cannella nell ‘aria .
E furon le tue braccia
possenti che non temono
burrasche e venti.
Un rientro dolce,
Aritzese tornando
al mio paese lontano dal mondo.
E fu Viver bellezza .
E in campidano fu subito brezza.
Non più tintinnio ...
di campanacci e umili armenti .
Di bicchieri di vino
fragor di silenzi... in me .
stupito, sorrido e non capisco .
E inizió freddo buio .
E fu, fu subito inverno .
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