Famiglia
25 gennaio 2018
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Domenica Dalla Nonna!

E’ domenica mattina ed indulge il senso del dovere,
anche se non ho l’età di comprenderlo.
Le mie amiche dopo Messa,
passeggiavano spensierate lungo il viale di San Gratiliano,
attendevano l’ora di pranzo per rientrare nelle loro case.
Cos’era amare? Con soddisfazione imparai ad apprezzare!
Amare era rispetto e, se avessi dovuto rinunciare a qualcosa, era quello amare!
La nonna abitava a Santa Croce,
contrada del paese non distante da dove abitavo, il Monticchio!
Mio Padre non era severo, era una candela a scioglier d’amore;
sensibile, emotivo e sincero,
non fu difficile comprenderne il carattere e, se ad una richiesta di favore rispondevo “no“, appariva offeso,
ma dopo un attimo sfolgorava un fervido sorriso,
addolciva lo sguardo e scoppiava in una fragorosa risata.
Ero la femminuccia desiderata! Forse me ne approfittavo?
A volte mi ponevo questa domanda!
Tutte le domeniche mattina andavo dalla nonna;
dovevo portarle la bottiglia di vino e le notizie nuove della nostra famiglia.
Babbo non permetteva che ci dimenticassimo di lei,
desiderava averla vicina, pur essendo lontano.
Era la radice della sua vita: suo padre morì in un incidente di lavoro, cadendo da un albero, quando ancora non aveva compiuto 10 anni.
Amava sua madre con dedizione e rispetto e, la bottiglia di vino era solo un pretesto;
lo compresi anni a seguire. Era il desiderio di un figlio che viveva il grande amore
per la mamma e ne gioiva,
trovando il suo sereno riposo oltre le parole taciute.
Erano i tempi dove l’amore era silenzioso: poche effusioni e manifestazioni;
si doveva reprimere ciò che il cuore voleva esprimere.
Mio Padre piangeva e, nel vederlo piangere, lo apprezzavo.
Pensavo: non si vergogna, apre il cuore e fa scorger celati sentimenti!
La Santa Messa terminava. Correvo a casa, prendevo la bottiglia e,
serenamente m’avviavo dalla nonna.
Una volta arrivata, sembrava festa ed era un piacere vederla;
ne ricordo il viso, sorridente e pacato, esprimeva protezione.
Donna e mamma ben 6 volte e, dal suo viso, traspariva una luce di soddisfazione.
Mi stringeva sul petto riempiendo di baci le mie guance.
Orgogliosa, assisteva alla mia crescita settimanale e
con occhi lucidi di gioia misti a lacrime ed il cuore gonfio di emozione chiedeva:
come sta tuo Padre?
Avrebbe voluto sentirsi dire, sta bene nonna! E così rispondevo!
La Domenica percorrevo quel tratto di strada con fervore e ansia;
la voglia di arrivare era tanta che sembrava non arrivassi mai.
La nonna la immaginavo come sempre,
seduta sulla sedia fra il riverbero della porta semiaperta,
il viso radioso che rubava lo sguardo e, orgogliosa, non smettevo di guardarla.
Quella bella signora dal viso gaio e dal sorriso solare era mia nonna?
“Colomba era il nome!”.
Oh! Raccontarlo sembra inverosimile che sia avvenuto realmente;
il tempo fugge in fretta, come solchi arati tracciati sulla terra scomposti dalla pioggia,
ricordi a sbiadir, scarabocchiare visioni, fino a divenir in bianco e nero...
Ricordo la voce, il parlare e quel profumo emanato dal suo corpo, mentre la baciavo,
che arrivava prepotente nelle nari,
un profumo gradevole di pulito, come essenza di mimosa.
Sedevo accanto a lei e la mezz’ora passava spensieratamente;
nonna avrebbe voluto saper di più di quel che riusciva ad immaginare.
Adele come vai a scuola? Nonna tutto bene! Le rispondevo.
Da grande cosa vuoi fare? La maestra! Era il mio sogno,
non era un grande sogno, ma era il mio sogno,
semplice ambizione a cui mai e poi mai avrei creduto, un dì, di rinunciarvi
per stupida teoria di ragazzina testarda che ero;
seduta accanto a lei apparivo ancor più fragile, più magra, esile come filo d’erba,
delicata come uno stelo di un fiore che il primo vento Marzolino piega;
sensibile e riflessiva, ammiravo la nonna e la scrutavo,
fissandola intensamente per imprimerne i lineamenti.
Scorgevo i cambiamenti del suo volto che diveniva sempre più pallido e rugoso; stava invecchiando e ciò mi metteva in angoscia!
Lei era ammalata ed io, ragazzina, ero terrorizzata dalla morte, che rappresentava il distacco dalle persone amate.
Oddio! Gli occhi si facevano lucidi e gocce di lacrime annebbiavano la vista e il cuore, compresso dal dolore,
batteva più velocemente; era l’attimo che l’impressione si travestiva da realtà.
Scacciavo frettolosa quel pensiero e sorridevo alla nonna, per farla sorridere,
orgogliosa mi guardava non comprendeva dove l’immaginazione mi avesse trascinata.
I discorsi vertevano tutti sulla famiglia, domande e risposte erano il rituale Domenicale.
Non servivano grandi discorsi a far parlare il cuore:
“Ti Voglio Bene Nonna”, sottovoce sussurravo.
Certamente quel sottile filo di percezione la sfiorava, emozionandola.
La vita è meravigliosa quando è circondata dall’amore.
Nonna, ti penso, dedicandoti una preghiera; la morte non scalfisce l’amore:
è un cerchio aperto ove si esce e si entra, è l’immensità di vivi ricordi,
è un cielo nuvoloso aperto al sereno.
L’amore è spirito ad unire i cuori; nonna, hai intrapreso il lungo viaggio con Dio e
ci lasciasti, ma anime congiunte mai si dividono.
L’amore non ha spazio, ne capienza da empire! Esplode d’immensità spirituale.
Rivedo quel percorso all’inverso, odo lo scalpitio sulla strada di ritorno,
incancellabile visione!
Nonna, sto tornando a casa!
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