Lettera ai miei detrattori
E adesso,
banchettate sui miei resti,
amici detrattori
Accorrete,
non preoccupatevi,
la porta è aperta,
siete tutti invitati.
Non restate in disparte vi prego,
ora che le vostre profezie
sono divenute realtà,
gozzovigliate sulla mia caduta.
Ve lo chiedo dal profondo del cuore,
non risparmiatevi.
Danzate al ritmo della verità,
e abbiate il coraggio di non celare
nei vostri languidi occhi,
l’espressione della ragione.
Esibite sorrisi trionfanti,
scambiatevi pacche sulle spalle,
e rovesciatevi del vino sulla camicia.
Io ve ne ho dato la possibilità,
io ho saziato
le vostre lucide pance,
e violentato i bottoni
dei vostri pantaloni.
Non dovete aver paura,
non siate ipocriti fratelli miei.
Voi c’eravate,
sì che c’eravate,
quando vi buttavo fuori da casa mia,
mettendovi a tacere e ridendovi in faccia.
Eravate proprio lì,
sull’uscio,
mentre io sulle mie spalle,
portavo fuori con superbia,
il carro dei vostri ghigni,
che udivo in lontananza.
Quando mi allontanavo,
nella polvere di sabbia,
mostrandovi il dito medio,
avete dubitato di voi stessi,
vi siete messi in discussione.
Lo sentivo,
vivo sulla pelle,
il marchio del dubbio.
E adesso,
che il tempo tiranno,
come sempre si è schierato
dalla vostra parte,
non siate timidi.
Muovete spediti
i vostri passi verso di me,
per favore.
Ricordate,
le idiozie che millantavo.
Riportate alla mente
il trattamento che vi ho riservato
ed entrate.
Perché ho fallito ancora,
l’ho fatto di nuovo,
ed è giunta l’ora
di riscuotere il vostro investimento.
Io resto qui,
a guardare le mie tasche vuote,
e ad appagare il mio intelletto
con articolate giustificazioni,
illudendomi di crederci.
Sarò sempre da queste parti
anche per il prossimo appuntamento,
fra un’idea ed una bestemmia,
aspettando il giorno in cui,
mi addormenterò
accanto alla sconfitta,
e abbracciati sulla nostra amaca,
dondoleremo fino al termine
dei giorni.
©
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