Mi’ madre me chiamava a voce piena
Quand’ero giusto appena un ragazzino
rivolta verso i prati de’ la Rocca,
co’ le mani a imbuto su’ la bocca,
mi’ madre me chiamava a voce piena
perché era giunta l’ora della cena.
- Dionisio, Dionisietto! – Ed io – Che vòi?
le rispondevo per restare al gioco.
E lei di nuovo: - L’acqua è già sul fuoco.
Ma io restavo lì, facevo il vago.
E lei: - Se ‘n te sbrighi poi te pago.
- Dionisio, Dionisiaccio, se non vieni.
la cena se raffredda e te se scuoce,
dopo mangiato poi te lascio in pace.
- Che c’è pe’ cena? – E lei: “C’è pane e alice
e li cazzi de casa nun se dice”!
TRADUZIONE
Quand’ero giusto appena un ragazzino
rivolta verso i prati della Rocca,
con le mani a imbuto sulla bocca,
mia madre mi chiamava a voce piena
perché era giunta l’ora della cena.
- Dionisio, Dionisietto! – Ed io – Che vuoi?
le rispondevo per restare al gioco.
E lei di nuovo: - L’acqua è già sul fuoco.
Io restavo lì, facevo il vago.
E lei: - Se non ti sbrighi poi ti pago.
- Dionisio, Dionisiaccio, se non vieni.
la cena si fredda e ti si scuoce.
Dopo mangiato poi ti lascio in pace.
- Che c’è per cena? – E lei: “C’è pane e alice,
le cose di casa non si dice”!
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Che bella, complimenti! (Gianna Occhipinti)
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