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Dialettali 28 gennaio 2018 · lettura 2 min · 1006 letture

Mi’ madre me chiamava a voce piena

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dionisio moretti 138 poesie pubblicate
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Quand’ero giusto appena un ragazzino rivolta verso i prati de’ la Rocca, co’ le mani a imbuto su’ la bocca, mi’ madre me chiamava a voce piena perché era giunta l’ora della cena. - Dionisio, Dionisietto! – Ed io – Che vòi? le rispondevo per restare al gioco. E lei di nuovo: - L’acqua è già sul fuoco. Ma io restavo lì, facevo il vago. E lei: - Se ‘n te sbrighi poi te pago. - Dionisio, Dionisiaccio, se non vieni. la cena se raffredda e te se scuoce, dopo mangiato poi te lascio in pace. - Che c’è pe’ cena? – E lei: “C’è pane e alice e li cazzi de casa nun se dice”! TRADUZIONE Quand’ero giusto appena un ragazzino rivolta verso i prati della Rocca, con le mani a imbuto sulla bocca, mia madre mi chiamava a voce piena perché era giunta l’ora della cena. - Dionisio, Dionisietto! – Ed io – Che vuoi? le rispondevo per restare al gioco. E lei di nuovo: - L’acqua è già sul fuoco. Io restavo lì, facevo il vago. E lei: - Se non ti sbrighi poi ti pago. - Dionisio, Dionisiaccio, se non vieni. la cena si fredda e ti si scuoce. Dopo mangiato poi ti lascio in pace. - Che c’è per cena? – E lei: “C’è pane e alice, le cose di casa non si dice”!
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Che bella, complimenti! (Gianna Occhipinti)

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