Il barbone
Francesco Paolo Catanzaro
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Quando quel giorno sono andato alla stazione
ho visto a terra un fragile barbone
che dormiva felice dentro ad un cartone
e sognava beato un libero aquilone.
Gli tesi la mano con fantasia
e lui sorrise a quella magia
di vedersi uno straniero
che gli sorrideva a nome del mondo intero.
Aveva una guancia rossa di dolore
ed un’altra ancora calda d’amore,
pensava sempre al suo cuore
che era stato strappato dall’emozione.
Tradimento di una donna infame
che lo aveva lasciato come un salame
perché non aveva più un lavoro
e a lei piaceva la casa d’oro.
Tradimento di un femmina smaniosa
che voleva e desiderava ogni cosa
e lo tradì per un professionista
che gli promise l’ America razzista.
Ma un giorno la vide in una cantoniera
con la sua profumata balconiera
chiusa dentro ad una casa di cartone
ed con un secchio di riflessione
perché il suo amante l’aveva ripudiata
senza preavviso di sceneggiata
per una donna tutta svampita
nei pressi della Favorita.
Quando quel giorno sono andato alla stazione
l’ ho visto ancora a terra quel barbone
che dormiva felice dentro ad un cartone
e sognava continuava a sognare il suo aquilone
©
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L'autore
Francesco Paolo Catanzaro
Si interessa di pittura, poesia, narrativa e letteratura in genere. Ha pubblicato qualche libro di poesia, di narrativa e figura in qualche antologia poetica. Sue pubblicazioni: Il colore delle braci, Cultura Duemila 1994 Il messaggio ed altre storie, Libro Italiano 1997 La memoria,Calabria editore 1997 Effett
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