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Riflessioni 26 febbraio 2018 · lettura 5 min · 784 letture

Napoli in ottave

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Angelo 2000 171 poesie pubblicate
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Quel mar che vollero Turchi e Normanni più volte conquistar, quel mar cortese nel suo paesaggio, e pur fautor negl’anni d’eventi infausti e d’affannose imprese; quel mar che d’invasioni e stragi e danni portò ferite, e subito riprese il suo colore azzurro e il suo lignaggio vide morire te nel suo paesaggio: Partenope, pur non morivi invano, ché di tanta bellezza di sirena fu testimone il ciel, ne fu il vulcano la cui mole troneggia sulla scena della tua dipartita, e non umano fu quel che nacque allora sulla rena bagnante le tue spoglie, e terra e mare si unirono pel golfo modellare. Da ultimo il Vesuvio col suo cono di mare e terra rimirò l’abbraccio; per primo il mare fu, poi fu suo dono donare all’agro il suo miglior paesaggio. Par che la terra poi, per variar tono sconvolse quelle terre, ed il retaggio di quei sommovimenti son colline ch’ancor coronan la città sublime Napoli, che lì sorse, è bella e vera come Partenope, sua ispiratrice, pur non eterea quanto la Sirena ma carnale e terrena e seduttrice. Ne fu maestra quella terra piena d’ogni ricchezza, ma ne fu nutrice quell’aura amante di piaceri e gioco che viene dal Vesuvio e dal suo fuoco. Così l’Inferno del vulcano assiso placido a contemplarla s’unì al bello della sua stirpe, e Inferno e Paradiso par ch’in lei abbian cessato lor duello e convivano insiem, ma perché inviso al Gran Creator sarebbe stato quello che gli è nemico veder vincitore dotò anche allor l’Inferno di colore. E donò a Napoli la sua bellezza, il suo multicolor, vivido manto che ancor porta le piaghe dell’asprezza del fuoco sotterraneo e ne fa vanto; ché in nulla sminuisce quell’altezza di bello ed arte che possiede e tanto più appare splendida nel sudiciume tanto più splende il suo sireneo lume. Virgilio, quanto ben scegliesti il luogo che per poesia teco rivaleggiare potesse, quando nascondesti l’uovo che, vi sia o no davvero, or guarda il mare chiuso dal golfo, e che a voltarsi in poco or vede la città è puo’ contemplare paradisiaco il corso signorile e, ancor miglior, l’Inferno di stradine. Virgilio, ben scegliesti, e ora riposi di dove il guardo vola sull’urbano ammasso di cupole e tetti rosi dagli anni, e resi belli da lontano dal loro sfondo, ed a chi a loro, ascosi di più si approcci, e scopra che non vano suo sforzo fu, appariran diversi ognun dall’altro, ognun degno di versi. Partenope col caos ha combattuto lunga battaglia in queste sue stradine: l’ha amplificato in arte, l’ha vissuto nelle conquiste, in invasion continue; un punto al caos ogni invasore ha dato, ma il caos già sera dato anche lui un fine: se gioca con Partenope la sorte Partenope risorgerà più forte. Più forte e sempre più convintamente napoletana, e fu l’identità scudo di una città che fortemente sempre serbò napoletanità ad ogni sorte, splendida o dolente, ad ogni fato, con la volontà passiva che si adatta alle disgrazie del caso, pur mai muta le sue grazie... Cornetti Rossi e San Gennaro e Nilo che a Spaccanapoli guardi il viavai, divinità di un mondo appeso a un filo che pieghi e pieghi, eppure non pur mai si spezzerà, un mondo che a ogni giro di sorte e mare appar mutato assai per la composizion del suo governo, ma mai in suo spirito, che quello è eterno; Guardate, ora divinità pagane di stirpe incerta e ben certa potenza, guardate come le napoletane vie mutano aspetto, e l’apparenza rimane quella, e Napoli rimane legata a voi, per saggia conoscenza che molti dèi ha avuto e molte volte ma unico dio è San Gennaro e la Sorte. La sorte e il caos perpetuo e il Paradiso di una bellezza umana e naturale che è senza eguali, e vien dal condiviso Inferno trasandato che vitale divenne alla città e or che il Vesuvio assiso contempla la sua opera letale più di Pompei e Ercolano va orgoglioso della città più che il fuoco focosa. Contempla la città il Vesuvio e pare che ben sia fiero di contribuire a tal paesaggio, e dalla città il mare contempla il monte oscuro all’imbrunire. Contempla il monte e poi Napoli il mare; a te che guardi entrambi ora il morire ti sopraggiungerà senz’alcun lutto: della bella Sirena ammiri il frutto.
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Sicuramente un lavoro notevole, la rileggerò (Rossi Alessio)

Commenti (1)

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Antonio Terracciano26 febbraio 2018

E’ senz’altro da lodare il lavoro del poeta che, con numerose ed armoniose ottave di endecasillabi, ha abbondantemente illustrato la particolare storia di Napoli, dalle sirene ai giorni nostri, direi. E la conclusione (almeno per come lo leggo io) è che Napoli non potrà mai (purtroppo, o per fortuna?) essere assimilata alle città "normali", soprattutto perché sorge nei pressi di una natura allo stesso tempo così bella e così potenzialmente malvagia, la quale nel corso dei secoli ha forgiato il carattere dei suoi abitanti, che appaiono anch’essi "vulcanicamente" incantevoli, ma pure capaci, magari all’improvviso, di riservare non piacevoli sorprese...