Ode alla mia terra
Sei una nicchia scavata nel cuore,
o mia terra dannata e furente,
scompigliata da venti impudenti,
coi tuoi odori di stoppie bruciate
e profumi di verdi giardini,
dai cento miscugli di razze,
di ostentati arcaici primati.
E quando di te nostalgia mi assale,
o mia isola ambita e lontana,
volo sempre alle tue bionde rive
in cerca dei tuoi smisurati silenzi.
Fiuto l’aria così familiare,
sempre pregna d’antiche fragranze,
di zagare e gelsomini eccitanti
così forti da confondere i sensi
anche solo a sognarli di notte...
che malgrado distanze abissali
e memorie ormai quasi svanite,
accendono ancora la mia fantasia.
Più del tempo e del vento inclementi
hanno roso i miei miti di tufo mielato
- vecchi ruderi e sentinelle del tempo -
lunghe attese di abbracci fraterni,
mille veglie a sopire ricordi lontani.
Sento ancora il rintocco struggente
del vecchio orologio che in piazza
scandiva, col suo suono potente,
le quattro frazioni dell’ora
e annunciava con note speciali
l’alba, mezzanotte e l’avemaria.
Ora sogno e mi perdo lontano
nelle case ormai chiuse da tempo,
e tra volti a me noti e presenti
io mi scorgo bambino smarrito
senza patria e con mille rimpianti.
©
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