Ricordo, 6 marzo 2018
Vecchio percorso di vita
tra quadri di tempi sfondati
donde la terra romita
riappare in canti svuotati.
Lo spettro di una ferita
é quella luce sfinita
della Maremma di un tempo
uccisa dal grigio cemento.
Filastrocca d’un luogo d’amore
era il vivere contadino,
era un lavoro di gran sudore
con scarpe grosse e cervello fino.
La fame in quell’alba antica
si vinceva con la fatica,
nido d’aria il lavoro, costanza,
nel verde d’un campo che era speranza.
Nel refrigerio della natura
crescevano i passi di ogni creatura,
dove tra allori ed asfodeli
la terra era pura tra i chiari cieli.
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L'autore
Marco Viti Benocci
Mi chiamo Marco Viti, Benocci è il nome di Domenico, il mio nonno che viveva a Montorsaio, è giusto che porti anche il suo cognome, sono molto simile a lui. Mi occupo di musica, antropologia, filosofia, pedagogia, teologia e la poesia è la sintesi di tutte le analisi che svolgo, amo la natura e le antichità, per quest
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