Un glicine e una rosa
Solitaria là in mezzo alle sterpaglie
tenerezza offre la sventrata casa
indifesa l’uscio divelto il vecchio
catenaccio arrugginito mezze finestre
scampoli di tende lì per terra vetri
il tetto scoperchiato sol due tegole
rimaste altre qua e là rotte spezzate
a compagnia far a quei taglienti sfridi
unici segni di vita oltre all’erbe alte
che ancor verdeggiano tra gialle sterpi
e le lor sorelle morte un rosa selvatica
smunta dal colore incerto non bianca
poco tendente al rosa e di un glicine
antico un solo e attorcigliato al muro
ramo pochi i fiori lilla violaceo il colore
orfane vite di mano sconosciuta che
a lor un tempo lontano cura vi prestava
e nostalgico il pensier corre a quella
non sai se d’uomo donna o di fanciulla
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
Commenti (1)
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Eolo15 marzo 2018
Un testo di memoria, solitudine, abbandono, in una descrizione struggente e minuziosa della vecchia casa distrutta. Sembrano aleggiare i fantasmi d’amore, il rimpianto, l’immaginario nel sogno il dono del glicine per amore.
