Sulle spalle, l’odore del mare

Quando vide che il giorno non la volle per figlia,
lei si rifugiò nel ventre della notte.
Svanì il domani e l’abitudine di aspettare
gli spazi invisibili che la circondarono.
Rimase in quel coro dentro il petto,
mentre una stagione maligna le tolse le scarpe.
Si allargarono stagni scuri dentro le vene.
Zoppicando corse- poi- verso il lago...
allungò le mani e sorrise alla luna.
Danzò cospargendosi le ferite di terre perdute.
Non si arrese ai rami sanguinanti dell’estate buia
e lottò, da sola, anche contro quel fango appiccicato sulle ossa.
Non si interruppe mai il suo passo e continuo’
a far scivolare via quel sudore nei versi di una poesia.
Sulle sue spalle l’odore del mare e del cielo.
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