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Fantasia 23 marzo 2018 · lettura 2 min · 721 letture

Solo un pensiero primitivo

Rosetta Sacchi 1894 poesie pubblicate
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C’è un pensiero che mi abita sovente e si contorce per rimanere uguale un pensiero che io chiamo primitivo e non muta mai vestito né vetrina Cammina tra i solchi le ripide e le piane - invisibile - fedele al suo obiettivo: contrastare l’ignoranza umana “Ma vedi? “ odo appena queste due parole... E da dove giunge la voce io l’ignoro... “ Si ergono ostacoli sui limiti ed il cielo sarà sempre più lontano pur se il numero dei pioli diminuisce nella fatica della conta a salire” Così dice e poi prosegue... “I monologhi dei bambini erano sul filo, il braccio d’una bambola - tra scapola e dita della mano - Oggi i grandi non sanno più parlare...” Il pensiero cammina sopra il fuoco si contorce nella mente e s’aggroviglia ai rami come serpe capovolge i nidi e quando vuole annega anche la luna. Il pensiero può - se solo vuole - compiere miracoli di varia natura ma l’ignoranza umana no, non la può levare E così quel pensiero che io chiamo primitivo che mi tormenta da mattina a sera che m’arroventa e che mi spaura talvolta ha una lieve incrinatura... E con un volo ... mi conduce dentro un cerchio col braccio d’una bambola all’orecchio
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L'autore
Rosetta Sacchi

"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°

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f (Matilde Marcuzzo)

poesia interessante che ho appreazzato. (Umberto De Vita)

Fantasia che coinvolge, intrisa di realtà... Bella (Rita Stanzione)

Commenti (2)

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Matilde Marcuzzo23 marzo 2018

oggi i grandi non sanno più parlare... quanta verità in questa frase ma soprattuto quanta saggezza... in tutta la poesia.

Galante Arcangelo23 marzo 2018

Una lirica che offre molti spunti di riflessione al lettore. Evidentemente, il mutare del tempo e l’avanzare di una cultura, ormai, fortemente tecnologica, lascia tracce nella quotidianità, riportando il pensiero a ricordi di come si era... in passato. “Oggi i grandi non sanno più parlare”, proprio perché non sanno più peso alla forza del pensiero, inebetiti, come sono, da qualcosa che ha reso la vita sempre più monotona e triste. L’ignoranza è dura da sconfiggere, ma, ora che l’analfabetismo sembra essere sparito, essa sembra voler dilagare, in ogni dove. Un bel componimento, letto e condiviso, con piacere!