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Introspezione 12 aprile 2018 · lettura 1 min · 2070 letture

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Carla Colombo 278 poesie pubblicate
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L’alabastro niveo del delirio della luce rifletteva i miei passi quando trovavo solo sassi ma assorta ammiravo il disgelo del fronte pareva bassa marea di dolori disciolti nel mare unicum di altri dolori, potevo ormai camminare indenne su acque melmose senza lasciare orma nè affondare, quasi un limbo fugace prima che tornasse il buio da sempre in agguato Ritrassi gli artigli e dal ramo pensoso meditai se volare o aspettare ancora un bagliore più forte che mi autorizzasse a non aver più paura Non attesi oltre, afferrai una nuvola e mi affidai fiduciosa alle sue correnti, nella culla del vuoto io ero finalmente libera!
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Commenti (2)

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Galante Arcangelo12 aprile 2018

Un testo molto significativo e veritiero. Lampanti descrizioni, accompagnate da una legittima riflessione, meditata dell’autrice, sulla questione intavolata, completano il valore della pubblicazione. Emblematica è la chiusa che, personalmente, considero non solo come la sintesi del messaggio poetico, ma, specialmente, come il motore da cui si sviluppa il senso dei pensieri, egregiamente esposti, in forma letteraria. Riletta con sincero piacere e molto apprezzata. Brava!

Francesco Rossi12 aprile 2018

Una poetica che esplica la natura interiore e la continua ricerca del nesso casuale tra l’interiorità e la quotidianità vissuta con intensità. Quindi in quel non attendere e afferrare una nuvola ci sta il tutto che riconduce non solo all’essenziale ma, in buona sostanza all’interiore.