L’Inferno
Vaibhava das Vito Parisi
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Punge, Mefisto, lesto, con la forca:
cuoce gli oliacci, dentro ai pentoloni;
pena i peccati, l’alma, da essi, sporca;
dell’universo, a imbuto, le regioni
fonde in australe, dove assai si pianga,
stridono ingiurie, offese ai bei sermoni.
Io so che il reo ‘l tempo a bruciar rimanga
finché, i peccati, ‘un sien del tutto tersi;
imprecan sì, ‘mpiantati come vanga;
cerco informar, codesti uso, di versi,
qualche epulone che ne resti ignaro;
la pece impiastra, qua, triste a vedersi;
bontà accepir, come i’ potei, giù è raro,
così, gli accenti pastorali io avverto
georgici, bucolici, qual faro.
Essi mi donan l’uscio in basso aperto,
dei Campi Elisi, seppur qui, forieri;
madonna annunzia, Chi ci è Amico certo...
...mi inchinai a Dante, e parmi fosse ieri.
©
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L'autore
Vaibhava das Vito Parisi
Autore stilnovista, di argomenti cortesi e teologici nel contempo, tratti da basi platoniche. L'ambiente politico è quello del Sacro Romano Impero medievale, la patria morale Firenze. Osannante lo Spirito di Iddio in madonna, sotto forma di grazia, mi inchino a Signoria celeste e, di conseguenza, terrena, a potestà uma
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