"L’elegia della natura morta"
Stefano Drakul Canepa
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Non parlerò più
e fino al prossimo inverno
sussurrerò i tramonti
con una malinconia malata
Dolci melodie
attraverseranno il sogno
ma io non ascolterò
l’elegia della natura morta
Mi chiuderò nel vento
e soffrirò ogni incantesimo
nel buio delle stanze
tetre come le mie notti
Non tornerò più
a tremare sulle foglie
quando l’alba
si schiuderà fra i colori
Del cielo prima dell’estate.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
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Commenti (1)
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Galante Arcangelo23 aprile 2018
Ogni natura morta ci parla di noi, che siamo fuori quadro, giacché essa è uno spettacolo di assenza che attende la presenza umana, o per meglio dire, fa parte di un desiderio intrinseco, oggi sempre meno apprezzato, o addirittura scomparso, dove, appunto, è rimasta quell’assenza stessa della natura. Difatti, è la protagonista dell’opera che ci parla, col suo apparire, ed il proprio "essere" viene immortalato con il cromatismo di floreali e vegetali creazioni. Piaciuta ed apprezzata, quest’elegia, ben decantata dall’autore!

