Le speranze cadute
Non sussistono parole, miti o convinzioni
al banchetto reale delle speranze cadute.
Ti vesti accuratamente, la vita tua sarta,
il cielo tuo consigliere, le stelle bottoni.
Tutto d’un tratto suona la campana, melodia,
entra il primo piatto, virtù d’autore.
Divori quanto proposto, nemmeno un respiro,
bevi ambrosia, ti inebri dei sogni.
Poi il secondo, il contorno, il dolce,
un caffè amaro, vita sprezzante, giù d’un fiato.
La cena finisce, tramonto degli ideali,
riprendi del ritorno la strada.
Brillo ed assorto, confuso e spensierato,
passi dal ponte per il fiume osservare.
Tra il meditare e lo sperare quel dolore,
vecchio canuto, spoglio ti viene incontro.
I ricordi si fan pesanti, la stretta avvolgente,
mancano fiato ed attese, scegli ora le pene.
Avanti una mano, va poi l’altro palmo,
un piede ed il secondo, tutto sfumato.
Solo un momento e passi oltre,
cadi nel buio, inerme e dimenticato.
Passan anni e nessuno ti ha cercato,
tu ridi, in cielo, rinato.
©
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