Venere bianca
Rosaria Catania
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"Sono stata anch’io bambina"
"di mio padre innamorata"
A cosa serve la vita
se non hai dei ricordi
saranno sempre dei tesori da scartare
ogni qual volta che te ne vien voglia
ritrovarne la dolcezza
tenuta custodita dentro il cuore
sarà percorsa da dolore
tanto dolore
bello da risvegliare
e portarlo alla luce
ne sarà prescelto uno
fra tanti temi
e su un fruscio lieve
ne cancellerà le lacrime
in un fiume di vespero
anime che se ne vanno nel vento
per perdersi nelle sere tempestose
col suono di un film
in un cinema all’aperto
lontano oltre l’immaginario
una granita e un gelato
col suo zuccheroso sapore
solo per me
d’istante mi ritrovo
tossicando e fumando
quel micidiale fumo di sigarette
scrutandone attentamente quelle mani
erano di mio padre
un bagaglio del suo enorme sapere
nel sogno perseguitata non dimentico
quella bianca zolletta di cioccolata
un gesso di vetusta Venere
al confronto non avea pari
e sulla sobria tovaglia
la spezzavi con maestria ingegneristica
accostavi le bricioline
per raccoglierli col coltello
era un riflesso di cero
scolpita da un gran maestro d’arte
ancor oggi
ho l’impressione di guardarti
torbido sguardo
sull’estrema tua perpetua solitudine silenziosa
giacca da camera libri e caffè
e quella luce del nostro infinito silenzio
inquietante l’altezza
di un raggiungimento alla pari
non ci sono riuscita
in padre e figlia
unico contatto
quel gustoso bottino
©
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Rosaria Catania
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