Ingialliti odori lucidi
Una collezione di vecchie pievi
sotto il velo dei rovi a pergola
che pende noia di more mai colte
abbandonate dal tetto
se mai n’avessero avuto sollievo
a liberar le cantorie
che sognano acquasantiere
e ceri e silenzi di preghiera
scritta negli occhi al cielo
per quell’abbaglio di sole
che pare una vetrata
in sacro seno figura benedicente.
I resti di cocci rotti d’intonaco
sono al tappeto d’oro
pietà ferita splendente
passione un tempo
ossessione oggi
come specchi brillanti nudo luna
di margherite in fiore.
Sui fianchi c’è ancora il sudore
delle ascelle di marinai campestri
ai raccolti sghembi
l’amaro frutto d’ulivo.
Immagino affogati nel liquore salmastro
da bere come miele
ingialliti odori lucidi
d’acque criptate
sapori avari di vita di mare
ai torpori di carità del domani
nei messali di chi non c’è.
Allora era tempo
via di qua
con dolore cocciuto
vararsi a sciami alla stazione del mare
in pezze su pelle d’ombra
curvarsi a vela
e straripare in lontananze verginali.
©
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