Voler supremo
Io son un uomo
miserabile, inoffensivo
ladro che incredulo
di se stesso
langue lungo il corso
di questa pendice
amarognola pianta
del voler supremo.
Astratto e lucido
come il mercante loquace
sa vendere il pane
velenoso al baro
mutevole, incostante
brulico nel mezzo
di una spirale
così velocemente e male.
Che intontito, sì stranito
mi ricurvo in me
di straccio son meno
dissacrato non veduto
spoglio di bagliori lucenti
nell’ Universo aperto
a volar di ali piene.
Bianche lance in mano
distruggere le più nere
lacrime di sudicie
creature ammaestrate
al tavolo gigante che io non sono
a bere gli acidi ricordi
a mangiar le mele rosse ai bordi
dei pensier mendaci
che l’umile sapor di fragole
si perde incontaminato ai ghiacci
dell’unico sopravvissuto al sole
tragico destino, tragico amore.
©
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