L’Inquieto
Massimiliano Zaino
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L’Inquieto orrìbile
m’opprime forse,
dove si giacque
dentro il mio cuore,
dove mi morse...
mi morse e tacque
con il dolore.
Dove mi morse
col suo veleno...
mi morse e tacque
in un baleno.
Così i suoi bei àttimi
qui ripetuti
nell’eco urlante
di sordi e muti
aprìchi sguardi,
come adamante
che il Sole specchia
sì brevemente
da nube vecchia
che pàr morente,
rapiti fùggono...
rapiti trèmano;
e non ritòrnano,
e non mi pàrlano,
nè mi divèrtono...
rapiti fùggono
ripetitìbili,
e son furiosi.
E sono lìberi; e
dalla mia mente
fatta demente
i Sogni vògliono
invano nàscere,
sòrgere e crèscere...
sòrgere e mèscere
dal biancospino
droghe di vino...
sòrgere e crèscere,
e poi ripètersi,
spesso dagli ìncubi
intervellati,
anche dai Fati...
e io sono un mìsero
servo di questi,
con sguardi mesti.
E io sono un pòvero
ombreggiàr d’uomo
che in solitaria
truce punisce
di tanto atòmo
la pèrfida aria
de’ i suoi peccati,
di chi svanisce
nei Sogni spenti,
nei Sogni solo.
L’Inquieto orrìbile
risorge e sale,
investe l’ètere
e tanto vale...
e mi fa dire
che gioia non v’è.
E io sono un mìsero
servo di Sogni!
©
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
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