Sonetto d’Agosto
giovanni bianchi
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Caldeggia il caldo greve e caldeggioso
in un mischiume futido e pudente,
sen va pe’ cazzi suoi pure la mente,
trollando allegramente come un coso,
che sbrocca, ma rimane dignitoso.
Il tanfo stroppia inconsapevolmente,
con l’afa affranta a far diversamente,
mi sento luppo, lappo e più non oso.
Che ne sarà che ne sarà che ne,
se questo cuore sbratta e non buzzurra
e parla ad minchiam la fatina azzurra?
L’arsura va, ma che me frega a me:
io penso al Polo Nord con tanto ghiaccio
e, flatto e slamognato, qui mi giaccio.
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giovanni bianchi
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